Come siamo passati della CARNE IN SCATOLA alla POSTA INDESIDERATA

 

Da dove deriva il termine “SPAM”?

Vi siete mai chiesti perché utilizziamo la parola SPAM per indicare la posta o le chiamate indesiderate, con fini prettamente commerciali o promozionali?

Siamo soliti a pensare che nell’ambito informatico, ma non solo, parole come questa, non siano altro che delle sigle create dalle iniziali di termini inglesi, per esempio per citarne alcuni, RAM, CPU, NFC, SEO ecc.

In questo caso, però, la vera origine della parola si discosta totalmente da questo pensiero comune.

Il termine SPAM, infatti, non è nient’altro che il nome di un marchio di carne in scatola, di una nota azienda statunitense: la Hormel Food Corporation.

Ebbene si, una lattina di carne di maiale e prosciutto molto gustosa e speziata. Da qui Il nome SPAM®, una contrazione di spiced ham (“prosciutto speziato”), prodotta per la prima volta nel 1937. La sua crescita esponenziale si registrò durante la Seconda Guerra Mondiale, diventando parte integrante del rancho dei soldati. Vennero, infatti, spedite alle truppe alleate, ben 100 milioni di libbre di carne SPAM®.

Con il passare degli anni il marchio raggiunse straordinari traguardi arrivando, nel 1980, a produrre la tremiliardesima lattina e qualche anno dopo, esattamente nel 1986, ad aprire il primo Museo SPAM® per celebrare il centenario di Hormel Food.

A questo punto la vera domanda è: Come siamo passati della carne in scatola alla posta indesiderata?

Prima di scoprirlo è necessario fare qualche passo indietro e venire a conoscenza di alcuni avvenimenti curiosi.

Per iniziare, il termine SPAM® ha acquisito l’accezione di “roba indesiderata” a partire dagli anni ’70 grazie ad uno sketch del gruppo comico inglese Monty Python’s Flying Circus.

La scena è ambientata in una vecchia locanda inglese dal menù alquanto bizzarro. Ogni piatto era a base di carne SPAM: uova&spam, uova-bacon-spam, spam-salsicce-spam-spam ecc. Queste pietanze vengono elencate dalla cameriera ai suoi clienti in maniera ossessiva.

Durante lo sketch, grazie al comportamento tenuto dal cliente della taverna, viene sottolineato quanto in quel periodo storico, la carne SPAM era sinonimo di prodotto onnipresente e, col tempo, mal sopportato, in quanto tra i pochi alimenti nutrienti disponibili.

 

Il primo messaggio pubblicitario informatico “sgradito” della storia

Il 3 maggio 1978 si registra il primo caso di mail indesiderata. All’epoca non c’era ancora il World Wide Web, e non c’era neanche Internet nel senso in cui lo intendiamo noi oggi ma Arpanet. Il mittente era Gary Thuerk, un responsabile marketing dell’azienda di computer di Boston che si chiamava Digital Equipment Corporation (DEC).

Creò il primo messaggio promozionale con lo scopo di promuovere i computer DEC e lo fece recapitare a un numero notevole di destinatari (dai 300 a 400).

La loro reazione fu contrastante! Inizialmente si infuriarono ma successivamente alcuni ci cascarono e provvidero all’acquisto del computer.

Associazione di SPAM al termine moderno!

Parecchi anni dopo questo singolare avvenimento, negli anni ‘90 viene introdotto definitivamente il termine SPAM nel dizionario informatico.

Nell’aprile del 1994 venne, infatti, spedito un secondo messaggio di posta elettronica da due avvocati di Phoenix, in Arizona. Il loro intento era fondamentalmente quello di promuovere i loro servizi, in relazione ad una lottery per la “green card”.

Per raggiungere il maggior numero di utenti, però, chiesero aiuto ad un programmatore che, il 12 Aprile, utilizzando USANET (una rete mondiale formata da migliaia di server tra loro interconnessi), fece recapitare il messaggio ad ogni singolo newsgroup (gruppo di discussione) presente in rete.

Da quel giorno, i destinatari etichettarono questa operazione come SPAM, ovvero un elemento fastidioso, riproposto insistentemente ma senza averne fatto alcuna richiesta, proprio come la carne SPAM® nello sketch dei Monty Phytons.

Perché esiste ancora oggi?

Ancora oggi, dopo 30, il problema delle SPAM o “email spazzatura”, rimane irrisolto.

L’utente, infatti, continua tutt’ora a ricevere promozioni e comunicazioni non richieste via email, questo perché nonostante non faccia piacere risulta comunque funzionale per l’azienda. Vengono, infatti, registrate molte vendite o click effettuati dagli utenti, derivanti da esse.

Sono stati fatti, però, alcuni passi avanti grazie a leggi che mirano a proteggere e tutelare la nostra privacy e, soprattutto, si ha il diritto di disiscrizione automatica tramite apposito link apposto in calce alle email.



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